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Cosa mangiare a Verona

Le 5 specialità locali da non perderti

Oggi vi guideremo alla scoperta dell’autentica cucina veronese, allontanandovi dalle pure trappole per turisti e immergendovi nei veri sapori della tradizione. In una città dall’atmosfera magica e suggestiva come Verona, infatti, non può certo mancare dell’ottimo cibo, e allora partiamo subito!

La tradizione culinaria veronese ha radici antichissime: fin dell’epoca dell’Antica Roma, la gustosità dei piatti che i nobili veronesi offrivano durante i loro sontuosi banchetti era nota in tutto l’Impero Romano. Durante il Medioevo, il gusto culinario divenne un vero e proprio elemento distintivo per Verona, oltre che un’autentica arte, grazie alla nobile famiglia degli Scaligeri. In tempi recenti, infine, ed in particolare da dicembre 2011, è stato istituito il Registro De.co., un marchio che garantisce la qualità, le caratteristiche uniche e gli standard di preparazione dei prodotti tipici veronesi.

Il punto forte della cucina veronese è la capacità di sfruttare al meglio le ampie risorse che questo territorio e la sua tradizione agricola offrono. La gamma di prodotti tipici, sia freschi che lavorati, è davvero vastissima e, nel corso degli ultimi anni, sta acquisendo sempre maggiore visibilità e riconoscimenti grazie alle certificazioni DOP, IGP, DOC, DOCG e IGT attribuite dall’Unione Europea e protette dai Consorzi di Tutela. Un esempio? Il riso Vialone Nano Veronese IGP di Isola della Scala (provincia di Verona), la base perfetta per cucinare degli ottimi risotti, grazie alla consistenza e al gusto deciso che attribuisce a questi piatti.

    1. I Risotti

Verona è senza dubbio la terra dei risotti. Primo fra tutti, non perderti il famoso Risotto all’Amarone, piatto forte di moltissimi ristoranti della città, preparato con il vino Amarone della Valpolicella DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), eccellenza della viticoltura europea.

Vi sono poi il tipico Riso al Tastasàl, dal dialetto veronese “tastare il sale”, realizzato con un impasto di carne di maiale macinata e insaporita con sale e pepe nero grosso frantumato (lo stesso impasto che viene utilizzato poi per i salumi), ed il Risotto Radicchio Rosso IGT e Monte Veronese DOP, un formaggio di latte vaccino con diversi livelli di stagionatura.

    2. La Pasta Fresca

A Verona potrai assaggiare anche dell’ottima pasta fatta in casa. In primis gli gnocchi, un delizioso impasto di patate, farina bianca e uova. Serviti sia dolci (con zucchero e cannella) che salati (con vari condimenti tra cui il sugo di pomodoro), gli gnocchi sono ormai un piatto tipico del Carnevale veronese già dalla metà del Cinquecento.

Come non menzionare, poi, i tradizionali Bigoli con le sarde, caratteristici invece del periodo natalizio e, in particolare, della Vigilia di Natale e del Venerdì Santo. Si tratta di una pasta lunga molto simile agli spaghetti ma con maggiore spessore e da qui il nome “bigoli”, dal dialetto veronese “bigat”, che significa “bruco”.

    3. Il Bollito con la Pearà

Fra i secondi piatti, il bollito con la pearà (“pepata” in dialetto) è forse il piatto più caratteristico della cucina veronese. Perfetto nella stagione invernale, si tratta di carne lessa di manzo o mista, accompagnata da una salsa densa fatta di brodo, midollo di bue, pane raffermo grattugiato, olio, sale e abbondante pepe nero. Non è un piatto così povero come vogliono farti credere: all’epoca, infatti, il pepe era una spezia molto costosa e non tutti potevano permettersela; gli avanzi di pane, poi, non erano certo abbondanti tra il popolo e quel poco che restava non veniva “sprecato” grattugiandolo, ma piuttosto ammorbidito in acqua o latte e cotto in questo stesso liquido, per poi essere dato a bambini e anziani che non potevano masticare pietanze di maggior consistenza.

È sempre stato, quindi, il piatto delle feste e delle grandi occasioni e lo dimostra la storia stessa sulla nascita della pearà. Si racconta che la regina Rosmunda, obbligata nel 567 d.C. a diventare la moglie del re dei Longobardi Alboino, aveva deciso di lasciarsi morire di fame dopo essere stata costretta a bere dal cranio di suo padre Cunimondo, re dei Gepidi, ucciso in battaglia proprio dal di lei marito. Fu grazie al cuoco reale, che inventò e le preparò per Rosmunda la famosa pearà, che lei non solo si rimise in forze ma riuscì anche, con l’auto del suo amante Elmichi, a vendicare finalmente il padre assassinando il perfido re Alboino.

    4. La Pastissada de Caval e la Polenta

Un’altra leccornia tipica di Verona, è la Pastissada de Caval, un brasato di carne di cavallo dalle origini antichissime. Nel settembre del 489 d.C., infatti, a seguito di una sanguinosa battaglia tra Teodorico, re degli Ostrogoti, e Odoacre, re delle genti germaniche in Italia (episodio scolpito sulla facciata della Basilica di San Zeno), il popolo veronese, che stava soffrendo a causa della carestia, decise di utilizzare la carne delle migliaia di cavalli morti, mettendola a macerare nel vino rosso della Valpolicella con verdure e spezie, per prolungarne la conservazione, e cuocendola poi a fuoco molto lento. Questa è la storia di come un episodio drammatico abbia dato vita a uno dei piatti più caratteristici della tradizione culinaria veronese.

A partire dal Cinquecento, la Pastissada de Caval viene sempre accompagnata con la polenta, un cibo povero tipico della Pianura Padana, realizzato con farina di granoturco cotta in acqua salata. La versione veronese della polenta è la cosiddetta Polenta “Infasolà”, arricchita con fagioli ben cotti e spesso abbinata a funghi e formaggio.

    5. La Torta Russa, le Fritole ed il Pandoro

A Verona, infine, non mancano certo dei dolci golosi. Da gustare in qualsiasi giorno dell’anno, ti consigliamo la Torta Russa, una delle torte più caratteristiche della città, che richiama un po’ la forma del colbacco russo, e da qui il nome, e che contiene mandorle, amaretti e aroma al rum.

Un altro dolce squisito sono le Fritole alla veronese, caratteristiche del periodo di Carnevale. Si tratta di frittelle dolci un po’ diverse dalle altre Fritole veneziane, in cui vengono utilizzate mele e grappa invece del classico rum.

Concludiamo, infine, con il re dei dolci veronesi, il Pandoro, realizzato con una base di farina, uova, zucchero e burro. Inventato nell’ottobre del 1894 da Domenico Melegatti come evoluzione del già tradizionale “Nadalin”, questo morbido e fragrante “Pan de Oro”, a forma di stella slanciata a otto punte e ricoperto di zucchero vanigliato, non può mai mancare sulle tavole natalizie dei Veronesi e non solo. Insieme al Panettone di Milano, infatti, il Pandoro è da sempre il dolce natalizio più venduto in tutta Italia.

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